Agostino di Alberto Moravia: leggerlo vi farà sentire la bruciante scoperta dell’eros

Recensioni libri: La scoperta dell’eros in “Agostino” di uno dei massimi scrittori del Novecento Alberto Moravia.

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Nella vita di ognuno di noi c’è un passaggio obbligato dopo il quale tutto cambia. Quel momento in cui un gioco si trasforma in qualcos’altro, i discorsi cominciano ad avere un sottotesto da leggere fra le righe e ci si scopre diversi. Così potremmo a grandi linee definire la scoperta dell’eros, che in questo caso intendo come il passaggio dal sentimento innocente al desiderio fisico e alla passione. Inevitabile quindi che sia stato oggetto di mille tentativi di trattazione nella storia della letteratura, ma in epoca recente si è rischiato forse di perderne il senso più affascinante, nella moderna rincorsa al tutto e subito, con lo svelamento di ciò che prima era solo velato.

Per ritrovare una descrizione e un vissuto dell’eros che lasci il segno può quindi essere d’aiuto rivolgersi agli autori classici, ma senza andare troppo lontano e necessariamente richiamare gli antichi. Basta arrivare agli anni quaranta e restare nel nostro paese, precisamente in Versilia. E’ infatti uno dei massimi scrittori italiani del Novecento, Alberto Moravia, a regalarci un racconto di formazione impregnato di eros. Il suo romanzo breve Agostino, mischia un personaggio di finzione ai ricordi autobiografici, che gli consentono di raccontare così bene gli impulsi e i sentimenti contraddittori e conflittuali del giovane protagonista, il tutto mantenendo uno stile impeccabile con una prosa che scalda il cuore.L’eros, una novità spiazzante nell’estate del tredicenne Agostino, tinge le pagine della storia con diversi dei suoi colori: in primis, il tormentato rapporto con la madre, unico centro delle possessive attenzioni affettive del protagonista:

“Nei primi giorni d’estate, Agostino e sua madre uscivano tutte le mattine sul mare in patino [..] La madre di Agostino era una grande e bella donna ancora nel fiore degli anni; e Agostino provava un sentimento di fierezza ogni volta che si imbarcava con lei per una di quelle gite mattutine. Gli pareva che tutti i bagnanti della spiaggia li osservassero ammirando sua madre e invidiando lui”. 

Il ragazzo sente su di sé le responsabilità di uomo in compensazione all’assenza della figura paterna da cui acquisisce sentimenti di possesso e gelosia più vicini a quelli di un amante che di un figlio. Ad interrompere  il suo idillio estivo: “ad un tratto l’ombra di una persona ritta parò il sole davanti a lui: levati gli occhi vide un giovane bruno e adusto che tendeva la mano alla madre [..] Agostino era sicuro che la madre avrebbe rifiutato questo come tanti altri simili inviti precedenti; grande perciò fu la sua sorpresa vedendola accettare, cominciare senz’altro a radunare la roba..”

Così, improvvisamente non si sente più ricambiato dalla madre ma messo in un angolo e si ritrova a dover mettere in discussioni le sue certezze. “ Ciò che lo offendeva di più non era tanto il fatto che la madre gli avesse preferito il giovane quanto la felicità sollecita come premeditata con la quale aveva accettato l’invito [..] Era come se ella durante tutti quei giorni in cui era uscita con lui si fosse sempre annoiata..” Da qui si svilupperà tutto il tormento verso la madre, che lo porterà a sospettare e immaginare gli scenari peggiori, iniziando però così ad elaborare il percorso che lo porterà a trasformarsi da bambino ingenuo ad adolescente cosciente dell’essere donna della madre al di fuori del rapporto genitoriale.

In  conseguenza al sentimento di abbandono, Agostino cercherà di fare amicizia con i ragazzi del luogo, di estrazione e livello sociale agli antipodi della sua educazione da buona famiglia; essi rappresentano però per lui la possibilità di vendicarsi della madre dimostrandole di poterle essere indipendente, a costo di doversi sentire deriso per la sua diversità dai più poveri coetanei. Insieme ai ragazzi subentra anche Saro, un marinaio vicino ai cinquant’anni, figura che si presenta quasi come paterna per i ragazzi della banda ma che, sin dalla descrizione fisica,  presenta elementi di ambiguità che turbano Agostino

“Ultimo particolare che accrebbe in Agostino il primo ribrezzo, egli si accorse che il Saro, così si chiamava il bagnino, aveva in ambo le mani non cinque ma sei dita che davano alle mani un aspetto enorme e numeroso e più che dita parevano tozzi tentacoli” .

L’immagine dei tentacoli richiama alla mente qualcosa di viscido e che intrappola, suggerendo il torbido che potrebbe nascondersi dietro Saro, emblema del lato più sporco e marcio dell’eros. Nel corso della storia il desiderio e la curiosità cominciano a crescere in Agostino, alimentati dalle battute e dalle rivelazioni dei ragazzi che si atteggiano a saperne più di lui sull’argomento. Per questo si lascerà sedurre dalle parole del Tortima, uno dei più grandi e spavaldi del gruppo, e tenterà  di entrare in una casa chiusa alla ricerca della scoperta più diretta della propria sessualità.“Agostino non disse nulla. Quest’immagine evocata dal Tortima, della donna che l’avrebbe introdotto all’amore, gli piaceva e gli riusciva dolce e quasi materna”. E il cerchio si chiude. L’amore edipico, l’ombra della pedofilia, il desiderio sessuale puberale: nel romanzo di Moravia c’è il peggio e il meglio dell’eros, concentrati nell’estate indimenticabile di Agostino, lunga cento pagine di tormenti, scoperte ed emozioni.

Moravia disse di aver scritto questo romanzo breve con le parole che uscivano con grande facilità, come un gomitolo di lana senza intoppo. Ecco, ricordate una giovanissima Charlize Theron nella pubblicità della Martini, in cui lei, bellissima, si alzava dalla sedia a cui andandosene rimaneva impigliato un filo del suo vestito, che cominciava a sfilacciarsi ad ogni suo passo divenendo sempre più corto? Leggere questo romanzo è come osservare questa scena: un’attesa della scoperta di cosa c’è sotto, suggerita ma che mai arriva, che lascia in bocca l’amarezza propria che è del giovane protagonista, ma dall’altra il sorriso di chi vorrebbe dirgli, “non avere fretta, il meglio (o il peggio) deve ancora venire”. E in questo caso, il meglio che arriva è questo piccolo capolavoro di un maestro di scrittura. Agostino, è un nome evocativo per richiamare il mese in cui si svolge la storia: leggerlo vi farà sentire anche nel pieno dell’inverno, il calore di quelle spiagge e l’ardente bruciare della scoperta dell’eros.

Recensioni libri: Agostino di Alberto Moravia

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