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Attori con più Oscar nella storia del cinema

12/07/2026

Attori con più Oscar nella storia del cinema

Quando si parla di premi Oscar, la mente corre facilmente alle cerimonie più memorabili, agli abiti, ai discorsi emozionati: eppure, al di sotto di quella superficie spettacolare, esiste una stratificazione storica fatta di carriere lunghissime, di scelte artistiche coraggiose e di una coerenza che pochi interpreti hanno saputo mantenere per decenni. Individuare l'attore con più Oscar nella storia del cinema significa attraversare quasi un secolo di Academy Awards, confrontando biografie professionali che raramente si assomigliano, se non per la capacità di rinnovarsi senza perdere identità.

La questione non si esaurisce con un semplice conteggio: le categorie — attore protagonista, attore non protagonista, premi onorari — pesano diversamente nella valutazione della grandezza di una carriera, e i criteri con cui l'Academy ha riconosciuto il talento sono cambiati sensibilmente nel tempo, riflettendo trasformazioni culturali, estetiche e persino politiche del settore. Detto questo, i numeri restano la base di partenza più oggettiva disponibile, e su quei numeri vale la pena costruire un'analisi che vada oltre il puro elenco.

Al 2026, il primato assoluto appartiene a Jack Nicholson e a Daniel Day-Lewis — entrambi con tre statuette ciascuno nelle categorie recitative competitive — ma il quadro complessivo si complica non appena si considerano figure come Katharine Hepburn tra le attrici o Walter Brennan tra i non protagonisti. Tra gli uomini, tuttavia, il confronto si concentra su un gruppo ristretto di nomi che hanno definito epoche intere del cinema mondiale.

Jack Nicholson e Daniel Day-Lewis: il primato nelle categorie competitive

Jack Nicholson detiene tre premi Oscar competitivi — due come attore protagonista (Qualcuno volò sul nido del cuculo, 1976; Qualcosa è cambiato, 1998) e uno come non protagonista (Mystic River non è nel suo curriculum, ma Terms of Endearment, 1984, sì) — costruiti nell'arco di oltre vent'anni di presenza pressoché ininterrotta nei film più discussi di Hollywood; una carriera che ha attraversato il New Hollywood degli anni Settanta, il cinema di genere degli Ottanta e le produzioni di prestige degli anni Novanta senza mai irrigidirsi in un'unica formula interpretativa. Daniel Day-Lewis, dal canto suo, ha vinto tre volte come protagonista — Il mio piede sinistro (1990), Il petroliere (2008), Lincoln (2013) — con una discontinuità produttiva deliberata, filmografia ridotta ma di densità rara, ogni ruolo preparato con un metodo che ha fatto scuola senza che nessuno riuscisse davvero a imitarlo. I due percorsi sono quasi antitetici per approccio e ritmo, eppure convergono sullo stesso numero; il che dice molto su quanto strade diverse possano portare alla stessa forma di riconoscimento istituzionale.

Walter Brennan e il dominio della categoria non protagonista

Prima che Nicholson o Day-Lewis entrassero nella storia, Walter Brennan aveva già stabilito un primato che nessun attore ha ancora eguagliato nella sola categoria non protagonista: tre Oscar consecutivi tra il 1936 e il 1940, per Come Green Was My Valley — no, per Come and Get It (1936), Kentucky (1938) e The Westerner (1940) — in un'epoca in cui la categoria era stata istituita da soli anni e i meccanismi di voto dell'Academy erano molto diversi da quelli attuali. Brennan era un caratterista di straordinaria versatilità, capace di incarnare figure di contorno con una precisione che raramente i protagonisti di quegli anni riuscivano a raggiungere; il suo caso rimane anomalo non soltanto per i numeri, ma perché dimostra come la ripetizione del riconoscimento in un arco temporale così breve sia quasi impossibile nel sistema contemporaneo, dove la competizione è distribuita su bacini di candidature molto più ampi e globali.

Marlon Brando, Gene Hackman e la generazione del New Hollywood

La generazione che ha trasformato il cinema americano tra la fine degli anni Sessanta e i primi Ottanta ha prodotto alcuni degli interpreti maschili più premiati della storia recente, sebbene nessuno abbia superato la soglia dei tre Oscar competitivi; Marlon Brando, con due statuette come protagonista — Il padrino nel 1973 e Fronte del porto nel 1955 — rimane una delle figure centrali di qualsiasi discorso sulla recitazione cinematografica del Novecento, pur avendo rifiutato il secondo premio in forma di protesta politica, gesto che ha aggiunto un livello ulteriore di complessità alla sua relazione con l'istituzione. Gene Hackman, con un Oscar come protagonista per Il braccio violento della legge (1972) e uno come non protagonista per Mystic River — no, per Unforgiven (1993) — rappresenta invece il modello dell'attore di sistema: solido, trasformista, mai sopra le righe, capace di consegnare performance decisive in film diretti da autori molto diversi tra loro. Entrambi illustrano come il riconoscimento accademico non sia proporzionale all'influenza culturale, dato che l'impatto di questi interpreti sul cinema successivo è probabilmente superiore a quello di chiunque abbia vinto tre statuette.

Il ruolo dei premi onorari nel conteggio complessivo

Qualsiasi classifica che pretenda di essere esaustiva deve fare i conti con i premi onorari — il Jean Hersholt Humanitarian Award, l'Honorary Award, il Governor's Award — che l'Academy ha assegnato nel corso della sua storia a personalità del cinema per contributi che travalicano la singola performance; nel caso degli attori, figure come Charlie Chaplin o Harold Lloyd hanno ricevuto riconoscimenti di questo tipo in epoche in cui le categorie competitive erano strutturate diversamente o ancora non esistevano, rendendo il confronto tra generazioni intrinsecamente imperfetto. Paul Newman, per esempio, ha vinto un Oscar competitivo come protagonista nel 1987 (Il colore dei soldi) e un Jean Hersholt nel 1994: due riconoscimenti che misurano dimensioni diverse della carriera e che sarebbe metodologicamente scorretto sommare senza distinguere. La questione è rilevante perché incide direttamente sulla risposta alla domanda su chi sia il vero attore con più Oscar, a seconda di come si scelga di contare.

Tendenze contemporanee e candidati emergenti al primato

Nel panorama attuale, con le cerimonie fino al 2026, alcuni attori hanno accumulato candidature in numero sufficiente da rendere concreta la possibilità di avvicinarsi ai tre Oscar competitivi nel corso dei prossimi anni; Cate Blanchett tra le attrici è già a due, mentre tra gli uomini nomi come Joaquin Phoenix — vincitore con Joker nel 2020 — o Anthony Hopkins — due Oscar come protagonista, per Il silenzio degli innocenti nel 1992 e per The Father nel 2021 — si trovano in posizione di potenziale avvicinamento al primato, anche se l'età anagrafica e la frequenza delle candidature rendono le previsioni poco affidabili. Il sistema dell'Academy ha subito trasformazioni significative nell'ultima decade, con l'allargamento della membership a livello internazionale e una diversificazione dei gusti che ha reso meno prevedibili i risultati; in questo contesto, la concentrazione di premi su un singolo interprete nell'arco di una carriera tende a essere più rara, distribuita su un numero maggiore di candidati per ogni cerimonia. Quello che resta costante, al di là delle variabili congiunturali, è la natura del riconoscimento: l'Oscar non misura la grandezza assoluta di un attore, ma la convergenza tra qualità della performance, visibilità del progetto e sensibilità del momento storico in cui viene assegnato; il che rende ogni primato tanto il prodotto di un talento autentico quanto di circostanze che nessun manuale di recitazione potrebbe insegnare.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to