René Magritte: la vita di un genio surrealista

Dipinti di Renè Magritte

Golconda

Dipinto nel 1953, Golconda è uno dei quadri più famosi ed anche quello meno interpretabile delle opere di Magritte. Sullo sfondo, le tipiche abitazioni belga ed un cielo sgombro da nuvole. Ad attirare l’attenzione, però, è l’immagine ripetuta dell’uomo con la bombetta, dalla forma stilizzata, che è disegnato quasi geometricamente, perché le immagini sono posizionate sulla tela in modo equidistante; a cambiare sono solo le dimensioni e l’orientamento. Spiazzare il fruitore dell’opera e destabilizzarlo, è questo che cerca di fare Magritte con la sua arte; in quest’opera ci è sicuramente riuscito.

Chi si ferma ad ammirare Golconda, non capisce se gli uomini stiano scendendo dal cielo come gocce d’acqua o vi stanno salendo sfidando ogni regola fisica. Renè Magritte non offre mai una sola visione, ognuno può analizzare quest’opera in base alla propria cultura ed ai punti di vista. Se per alcuni gli omini di Golconda stanno cadendo, per altri potrebbero invece salire su fino al cielo diretti verso una meta che non ci è dato di sapere (Magritte non credeva nell’aldilà).

Il titolo del quadro si riferisce all’omonima città indiana famosa per la lavorazione dei diamanti e di altre gemme, perfetta dal punto di vista organizzativo, è vista dal pittore come una città utopica dalla quale prendere esempio. La sua Golconda sarebbe invece una città distopica, nella quale per raggiungere i “piani alti” bisogna per forza sottomettersi a delle rigide regole? Forse si, forse no. Il mistero non viene svelato.

L’uomo con la bombetta

Un uomo vestito di tutto punto, con un abito nero, una camicia bianca ed una cravatta marrone è un autoritratto ed allo stesso tempo non lo è. Il surrealismo di René Magritte mescola il reale con l’immaginario e confonde sempre. Il pittore ritrae se stesso, lui vestiva davvero come l’uomo nel quadro, però non lascia scoperto il volto; una colomba bianca, con le ali spiegate, nasconde l’identità del personaggio dipinto. Chi è allora? Scegliere di rispondere a questa domanda è sempre compito di chi si confronta con l’opera, il curioso passerà ore ed ore a porsi questa chiederselo, mentre il riflessivo avrà sicuramente una risposta. L’uomo con la bombetta potrebbe rappresentare noi ed il nostro animo sfuggente, i nostri segreti e perché no, i segreti degli altri.

La firma in bianco

In questo dipinto del 1965 è rappresentata una signora che indossa un bel cappotto rosa, abbinato ad un cappello dello stesso colore, che va a cavallo in un bosco. René Magritte nasconde il cavallo e la donna tra i tronchi degli alberi mostrandone e celandone alcuni dettagli. Il suo intento è quello di mostrare il visibile e l’invisibile, perché l’uomo è capace proprio di fare questo. La pittura è infatti il mezzo con il quale il pensiero si trasforma in colori e forme, che a loro volta veicolano dei messaggi. Ma è l’autore stesso a spiegarlo:

“Le cose visibili possono essere invisibili. Se qualcuno va a cavallo in un bosco, prima lo si vede, poi no, ma si sa che c’è. Nella Firma in bianco, la cavallerizza nasconde gli alberi e gli alberi la nascondono a loro volta. Tuttavia il nostro pensiero comprende tutti e due, il visibile e l’invisibile. E io utilizzo la pittura per rendere visibile il pensiero.”

Il doppio segreto

Anche in questo dipinto Magritte gioca con le percezioni: il quadro ritrae un uomo dalle sembianze androgine privo di espressione. Il suo volto è stato staccato dalla testa e i contorni frastagliati lo fanno sembrare un frammento. Nella parte destra, la testa è una cavità di un colore marrone simile al legno al quale sono attaccati dei sonagli. L’immagine sconvolge perché la mente non avrebbe mai immaginato che all’interno di un corpo ci potesse essere una sostanza diversa da quella che compone un essere umano. Magritte ricorda allo spettatore che le regole del reale non sono le stesse che regolano l’oggetto artistico e che quello che guida la nostra mente non è sempre giusto.

Rene Magritte: La fata ignorante

L’ispirazione, il genio e le idee sono come una fata ignorante che ignora quale sia il suo compito ma che è in grado di creare magie. Ad ispirare i poeti e gli scrittori del passato c’erano le muse, donne invocate perché aiutassero l’immaginazione a compiere il suo lavoro nel migliore dei modi. Per Magritte la musa è una donna bionda, dagli occhi chiari e le labbra rosse; accanto a lei c’è una sfera che rappresenta il mondo immaginario che porta con sé ed alle sue spalle c’è un sipario, simbolo dell’ignoto.

Il volto freddo ed immobile della donna contrasta con la luce nera di una candela che le nasconde una parte del volto; è il mistero dell’arte, nessuno di noi sa quali sono i meccanismi con i quali è possibile trasformare un pensiero in un’opera. La fata ignorante, il dipinto che rappresenta la creazione artistica è stato al centro di un altro mistero, quello che legava Michele al marito di Antonia nel film, di Ferzan Özpetek, Le fate ignoranti. Alla morte del marito Massimo, Antonia trova un quadro dietro il quale una frase inequivocabile le fa capire che lui la tradiva:

“A Massimo, per i nostri sette anni insieme, per quella parte di te che mi manca e che non potrò mai avere, per tutte le volte che mi hai detto non posso, ma anche per quelle in cui mi hai detto ritornerò. Sempre in attesa… Posso chiamare la mia pazienza amore? La tua fata ignorante.”

René Magritte: la vita di un genio surrealista ultima modifica: 2017-07-19T12:11:16+00:00 da Moira Trani
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Laureata in lingue, amante della cultura e delle culture, sono un'inguaribile curiosa ed una bookeater. I sogni nel cassetto li ho dovuti spostare nell'armadio, in attesa di infilarli in una valigia con la quale girare il mondo alla ricerca delle mie radici gitane. moiratrani@cheekymag.it

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