Parigi: cronaca di un incubo tra le note di una canzone

Nei giorni più tristi della storia contemporanea francese (e non solo ) si innalza fra tutti un grido disperato: è quello della musica e della sua forza di consolare ed unire.

parigi strage

Dopo un forte boato che fa scattare, chiudere gli occhi, riparare istintivamente la testa tra le mani, ci sono subito urla e rumore. Poi però resta solo lo spavento, il non sapere cosa stia succedendo e per qualche istante c’è il silenzio, quello più angosciante, fatto di sguardi che si incrociano in cerca di qualcuno che possa dare una risposta.

La risposta non c’è, però se arrivano i poliziotti e cominciano a evacuare lo stadio sai che non sta succedendo niente di buono e la paura sale. In pochi minuti il passaparola dei social network comincia a spiegare qualcosa, allarmare, stimare, in una corsa a chi per primo riesce a dare numeri e nomi precisi dei colpevoli. Intanto attorno ormai sono solo urla, frastuono, spintoni e braccia che si fanno largo per tenere un cellulare attaccato all’orecchio.

Poi succede qualcosa di particolare.

 

Dopo il tifo, il boato, le urla, il silenzio, di nuovo le urla, tutto questo si trasforma in un canto. La gente che viene fatta uscire dallo stadio comincia ad intonare la Marsigliese. Cantare l’inno nazionale ha sicuramente del patriottismo, ma è il fatto di cantare insieme che fa sentire uniti e cerca di tener buona, almeno momentaneamente, la paura.

Fuori dal Teatro Bataclan (dove invece non c’è stata la possibilità di evacuare), il giorno dopo l’attacco, un pianista ha portato un pianoforte con il simbolo della pace disegnato sopra e ha suonato “Imagine” di John Lennon, uno dei più famosi inni alla pace tra gli uomini, raccogliendo numerose persone in silenzio ad ascoltare commosse.

Quell’immagine, come la foto di un soldato russo che suona un pianoforte abbandonato in Cecenia, durante la guerra nel 1994, trasmette universalmente qualcosa di buono, come se quel momento che, magari è durato solo pochi secondi, fosse stato al di fuori dell’orrore che c’era intorno. E non importa se quel pianoforte avesse “la divisa di un altro colore”, come ci racconta De Andrè ne La Guerra di Piero, serviva a creare Musica, emozioni, bellezza ed era tutto ciò che contasse davvero.

La Musica fa questo, unisce. Quindi, per rispetto, un minuto di Musica. In questa canzone, un passaggio del testo è fondamentale, da tenere bene a mente, a 0.40 secondi Samuel Beam ci augura “…may your love be your only religion”.

Parigi strage

Parigi: cronaca di un incubo tra le note di una canzone ultima modifica: 2015-11-16T14:17:47+00:00 da Matteo Ferrando
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Musica nelle vene e tanti sogni. Giro l'Italia suonando e raccontando chi sono attraverso la musica. mail@matteoferrando.it

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