Intervista a Stella Jean, dal lavoro al rapporto con la madre e la passione per il cibo

Intervista a Stella Jean

Intervista a Stella Jean. Era da un po’ che la marcavo stretta, esattamente dai tempi della sua sfilata alla Milano Fashion Week, i suoi capi mi avevano stregata, portata in un mondo lontano, caldo e colorato. Dopo qualche mese, grazie anche alla collaborazione di Maria Elena Moioli, che ringrazio per la gentilezza e disponibilità, sono riuscita a scambiare due chiacchiere, anche se virtuali, con lei,  una delle stiliste emergenti (ormai più che affermata, in realtà) più interessanti della moda italiana, Stella Jean. Enjoy!

Allora, so tutto di te, nasci a Roma da mamma haitiana e papà torinese, studi classici, un passato da modella e una carriera tutta in crescendo da stilista. Andiamo oltre le etichette e perdonami il gioco di parole: chi è Stella Jean vista con gli occhi di Stella Jean?

Sono il risultato di una complessa stratificazione, frutto del mio unico e personalissimo background. Ogni singola esperienza ha lasciato in me una traccia indelebile e mi ha fornito gli strumenti, le competenze, la volontà e il desiderio inesauribile di esplorare tutto quello che ho ancora da imparare. Sono, come tutti, un individuo con molte sfaccettature e parte della mia essenza si rivela proprio attraverso le mie creazioni. Niente come le mie collezioni rappresenta al meglio i molteplici substrati della mia personalità.

Partiamo dall’inizio, dalla tua prima collezione datata 2009 “Jeune belle et gatèe”, quant’è cambiato il tuo stile da quei tempi?

C’è stata una naturale evoluzione dell’essere, ma i principi cardine che mi hanno sempre guidata sono rimasti immutati. Per un marchio che si basa su una filosofia più che su un’estetica è importante mantenersi fedeli al concetto di base che, nel mio caso, si esprime nel voler conciliare universi vicini e lontani. Un punto di partenza imprescindibile, supportato dalla necessità di veicolare, attraverso il mio lavoro, un nuovo concetto di multiculturalità, di cui io stessa sono un esempio concreto proiettato nelle mie collezioni. La mia cifra stilistica non è solo l’unione tra wax, bon-ton anni ’50, tessuti della camiceria maschile e fattura di impronta europea: il mio sguardo è sempre rivolto al futuro e alle possibili combinazioni storico culturali, per una creatività trasversale che non ponga limiti agli abbinamenti culturali, sociali e tessili.

A proposito di Wax & Stripes: una filosofia di vita più che una scelta stilistica quindi… 

Senza dubbio parte tutto da una filosofia di vita, da un sentire profondo che si lega indissolubilmente a una scelta stilistica e si traduce nel desiderio di fare della Wax & Stripes Philosohpy uno stile di vita che riesca a contagiare tutti gli aspetti della quotidianità.

Andiamo avanti. La svolta arriva con Who’s On Next? Due volte respinta poi la vittoria. Cosa ti ha spint0 a non demordere?

La seconda volta che sono stata bocciata Simonetta Gianfelici, in seguito divenuta mia mentore, si è avvicinata e mi ha detto: «La prossima volta, prova a essere più sincera. Prova a essere unica». E quel che ho di unico è proprio la mia storia: essere una italo-haitiana a Roma. Quando ho tirato fuori dall’armadio una camicia a righe di mio padre e l’ho accostata ad una gonna a stampe afro, è stato come dichiararsi al mondo: la camicia rappresentava la sartorialità tutta italiana, la gonna era l’espressione delle donne caraibiche e africane. È stato come affermare: «Io sono questo». Ed è piaciuto.

Quant’è cambiata la sua vita da quel “lontano” 2011?

Non molto, a dire il vero. Vivendo a Roma con i miei figli, rimango – anche volontariamente – un po’ fuori le dinamiche bulimiche della moda.

Domanda di rito: com’è la donna di Stella Jean?

É una frequent flyer dello spirito, non importa che tocchi tutte le capitali della civiltà con il corpo ma è indispensabile che le sfiori, e da queste si lasci sfiorare, con l’anima, la curiosità, la capacità personale innata di miscelare geografie storiche. Sono tutti elementi che ci danno licenza di rendere un abito verbo ed in questo modo ci permettono di ‘abitare’ gli indumenti, che a loro volta si trasformano in lunghissimi racconti e s’intersecano con il bagaglio culturale di chi li incontra, arricchendoli a propria volta. Ciò che indossiamo non deve portare stampato il nome di un altro, io lascio sempre uno spazio ideale dove apporre la propria firma. La mia donna è ispirata e ha come accessorio principe una pungente ironia, al fine di non confondersi tra ‘le buone cose di pessimo gusto’.

Il tuo stile affascina molti, soprattutto artisti dalla spiccata personalità, l’ultima in ordine cronologico la cantante Syria, più volte fotografata vestita dei suoi abiti. Come nasce la “collaborazione” con la cantante romana?

Semplicemente le piacciono i miei abiti e ha deciso di indossarli..E’ stata una scelta!

La persona a cui più di tutti devi un “grazie di cuore”.

Mia madre. Con lei ho avuto un rapporto speciale, non sempre facile. Mi ha sempre protetta e aiutata a rimanere con i piedi per terra.

E l’evento che ha più inciso nella tua carriera artista?

Non è un solo evento in particolare, ma le molteplici esperienze che nel loro insieme mi hanno “forgiata”. Quello che sono riflette ed evoca a 360 gradi la mia storia che ha contribuito a rendermi quella che sono oggi.

Arriviamo ad oggi. Parliamo della tua ultima collezione. 

La collezione womenswear FW 2014-2015 è il risultato di una inarrestabile ricerca di contaminazioni, espresso attraverso un puro métissage evocativo della mia storia personale. Questa volta mi sono tuffata in un crocevia culturale tra Giappone, Africa e Italia dove influenze e tradizioni di diverse culture si sono incontrate in un armonico e riuscito “matrimonio”. Ho voluto far confluire nelle creazioni di questa collezione stampe wax, sartorialità italiana e silhouette iper femminili tipiche della cultura del Sol Levante in nome di una potente sinergia tra Oriente e Occidente. Sono davvero molto contenta perché nonostante il periodo che sembra difficile ho riscontrato una partecipazione da parte della stampa, anche internazionale, davvero importante. L’ultima settimana della moda ha dato prova, ancora, di come le grandi istituzioni si stiano davvero facendo in quattro per aiutare le nuove generazioni. Noi stilisti emergenti siamo veramente tanti ed è bello riuscire a fronteggiare questo momento creando addirittura del nuovo e determinando una svolta, sempre grazie all’aiuto dei grandi della moda. In un paese in cui la storia è così fondamentale questo ponte è necessario e vitale.

E per il futuro? Qual è il prossimo progetto a cui stai lavorando?

Mi dispiace ma non posso rivelare nulla! Sono molto scaramantica, prima di dire qualcosa devo farla. Posso solo dire che fortunatamente ho molte ispirazioni e spunti, grazie ai miei ultimi viaggi!

Ok, ok! Però, visto che la mia rubrica si chiama “Nina e….quello che agli altri non dicono” , rivelami un piccolo segreto!

Adoro le bruschette!

 Intervista a Stella Jean

Intervista a Stella Jean, dal lavoro al rapporto con la madre e la passione per il cibo ultima modifica: 2014-05-12T15:02:33+00:00 da Nina
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Nina Segatori, editrice e direttrice di Cheeky. Una ragazza normale in un mondo anormale. Uno spirito libero, indipendente, selvaggio, con la passione per i viaggi. Ambiziosa e curiosa, 100% dolcezza, 100% sfacciataggine. Controcorrente, anticonvenzionale, ama tutto quello che è diverso, originale. Dopo aver scritto per un po’ di televisione in un conosciuto blog del settore, ha deciso di dedicarsi alla sua più grande passione, se stessa. ninasegatori@cheekymag.it

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