Ecco perché Fedez e Gigi D’Alessio preferiscono Soundreef

Soundreef. Il rapper Fedez ha firmato in un locale milanese, davanti a telecamere e fotografi, le sue dimissioni con la SIAE.

Soundreef

Una decisione inedita nel panorama della musica italiana (sull’onda di esempi americani come Pharrell Williams che lascia ASCAP in favore della Global Music Rights) che accusa il monopolio della “Società Italiana Autori ed Editori”, un controllo assoluto che anche l’Unione Europea mise in discussione nel 2014 stabilendo che autori ed editori devono essere liberi di scegliere da chi farsi rappresentare. Dopo poco è arrivata la notizia che anche Gigi D’Alessio ha lasciato la SIAE portando con sé un repertorio di 750 brani composti e oltre 20 milioni di dischi venduti nel mondo.

Le critiche

Fedez ha dichiarato di non voler demonizzare la Siae, anche se poi si è lasciato sfuggire alcune perplessità (condivisibili) verso questa società, come il patrimonio immobiliare pari a 200 milioni di euro e il fatto che 4 su 10 dipendenti sono stati assunti per via parentale. Ha confidato di stimare il presidente Filippo Sugar, ma lo ha messo anche in discussione accusandolo di conflitto di interessi poiché è anche a capo dell’omonima etichetta. Passivo aggressivo? Ti voglio bene ma ti odio?
Gigi D’Alessio invece è stato meno diplomatico, accusando subito di mancata trasparenza la Siae e confidando che la rendicontazione che presenta non è analitica.

L’alternativa

Ovviamente le dimissioni dei due artisti nei confronti della SIAE sono state date con la volontà di farsi rappresentare e gestire i diritti d’autore da Soundreef, società emergente fondata da Davide D’Atri, specializzata proprio nella gestione dei diritti musicali. Fedez conferma di voler sostenere chi fa “della trasparenza e della meritocrazia dei valori fondamentali”, confidando anche di essere appassionato di startup e di credere nelle giovani realtà emergenti, mettendoci la faccia. D’Alessio ha stipulato un accordo con Soundreef che sarà in atto a partire dal 1 gennaio 2017. Anche lui ha creduto in questa realtà emergente poiché crede nel libero mercato. Conclude il discorso con una frase: “Laddove c’è il monopolio il mercato non cresce”, dando un barlume di speranza anche al futuro della musica italiana.

Atto politico?

C’è anche chi dice che il loro (soprattutto quello del rapper) sia stato un atto politico. Infatti il 30 marzo il ministro Franceschini entra nella Camera dei Deputati dichiarandosi a difesa del monopolio Siae, posizione ferocemente attaccata da M5S che, non a caso, ha lodato la decisione di Fedez prendendola come scintilla per accendere il dibattito del monopolio in Parlamento. In tutto questo, sembra che a  spuntarla sia proprio la società emergente, acquisendo nel giro di un mese due endorser importanti, due colossi delle vendite, e non potrebbe essere più felice il suo fondatore Davide D’Atri:

Siamo felicissimi per l’arrivo di Gigi e questo ci testimonia che siamo sulla strada giusta dell’innovazione e della necessità di cambiare garantendo meglio tutti, soprattutto i più deboli. Credo che presto assisteremo ad un effetto domino

D’altronde, la direttiva Barnier dell’UE n.26 del 2014 riconosce a tutti gli autori ed editori europei la libertà di scegliere a quale società di gestione ed intermediazione dei diritti affidarsi, aprendo un mercato che in Europa vale circa 5 miliardi. Forse stavolta si va veramente verso la conclusione del monopolio SIAE. L’Unione Europea sembra voler combattere questa battaglia in vista di una rivoluzione digitale.

Copyright foto: LaPresse

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