Il fiume ha sempre ragione: recensione in anteprima

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Il 7 settembre è in uscita nelle sale italiane l’ultimo lavoro di Silvio Soldini, Il fiume ha sempre ragione. Noi l’abbiamo visto in anteprima e vi raccontiamo com’è.

Il fiume ha sempre ragione

Il regista di Pane e Tulipani e Giorni e Nuvole torna con un altro documentario dopo Con altri occhi datato 2013. L’opera vede protagonisti due insolite figure, quasi anacronistiche, due artisti-artigiani che lavorano e stampano libri con metodi e macchinari parecchio datati.

I protagonisti

Questi due tipografi “vecchio stile” sono l’italiano Alberto Casiraghy e lo svizzero Josef Weiss: il primo ha trasformato la sua casa di Osnago in una vera bottega editoriale dove, con una vecchia macchina a caratteri mobili, stampa piccoli e preziosi libri di poesie ed aforismi; il secondo, unendo la sensibilità di grafico e alla tecnica da restauratore, realizza edizioni artistiche e recupera vecchi manoscritti ridandogli nuova vita. Vengono presentati e raccontati all’interno di una loro normale giornata di lavoro in cui si comprende tutta la passione e l’amore che riservano al mondo della parola. Possiamo così ascoltare le loro impressioni, le loro motivazioni, i trucchi del mestiere e le difficoltà che si possono incontrare, in un racconto alternato, fino all’incontro dell’ultima parte dove nei loro scambi di opinione si mescolano tutte le loro esperienze.

Un lavoro coraggioso

Scegliere di raccontare la vita di due tipografi che lavorano ancora con lo stile di Gutenberg è sicuramente una scelta coraggiosa. L’argomento potrebbe risultare noioso per i più poiché si immerge lo spettatore in un metodo di lavoro minuzioso, che richiede pazienza e attenzione, la stessa necessaria per seguire attentamente il documentario. Ci si può domandare perché allora scegliere un tema e dei protagonisti simili, ma andando avanti nel racconto si comincia ad intuire la risposta.

La storia di Alberto e Josef è la storia non solo di due innamorati della parola ma anche di due innamorati della vita. Quello che ci viene trasmesso è il loro entusiasmo per le piccole cose, la cura e l’amore per il dettaglio, quella piccola venatura sul foglio, quel piccolo rilievo, quella forma più arrotondata, che per i più è nulla per loro fa tutta la differenza del mondo. Nella loro scelta di lavoro e nel perseguire ciò che amano hanno trovato il loro posto nel mondo, e proprio questo sembra il messaggio che Soldini vuole mandare. Per usare le sue stesse parole:

Adeguandomi al loro ritmo ho capito la forza del loro rapporto con la vita, che li fa essere personaggi straordinari e unici nella loro umile e profonda umanità. Portatori, tra l’altro, di un messaggio di enorme valore – se guardiamo i valori che prevalgono oggi in un mondo sempre più veloce.

Un ricettacolo di aforismi

Il documentario potrà sicuramente essere apprezzato dagli amanti degli aforismi e delle citazioni. Ne è difatti pieno, vista soprattutto la passione di Alberto Casiraghy che ne è anche autore. Vengono così citati autori da Cioran alla Merini (che è stata tra l’altro anche sua amica) mischiati alle riflessioni umane dei due protagonisti e dei loro collaboratori, dal cui scambio di opinioni nascono riflessioni e opinioni sui più svariati argomenti, ma che hanno come filo conduttore il proprio personale modo di essere al mondo.

Mi raccomando, prima di mangiare un uovo ricordati di ascoltarlo con attenzione

lascia il senso di come la vita si nasconda ovunque anche se troppo spesso ce lo dimentichiamo.

Da troppo tempo non ho più nessuno a cui dire la verità

ci parla di un mondo che va troppo di corsa, facendo rischiare di perderci nelle nostre individualità. Sicuramente non è un documentario entusiasmante che punta sulle emozioni forti, ma un racconto leggero, che si muove al ritmo di un suono di violino, che tocca le corde della sensibilità e della semplicità. Un piccolo inno alla vita e alla gioia a cui potrebbe far bene dare uno sguardo. Trailer

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Il fiume ha sempre ragione

Il fiume ha sempre ragione: recensione in anteprima ultima modifica: 2016-07-26T17:50:21+00:00 da Lorenzo De Santis
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Nato e cresciuto a Roma, laureato (con calma) in Arti e scienze dello spettacolo con una tesi in drammaturgia su Christopher Nolan e il tema del doppio. Barcamenandomi fra diversi lavori dall'età di 18 anni, riesco fra questi anche a fare l'Ufficio stampa presso un paio di teatri e per il Dipartimento di spettacolo de La sapienza, collaborando anche a qualche mostra fotografica. Al momento leggo (forse troppo) e provo a raccontare e condividere quello che trovo, mentre continuo a lavorare nella mia lista di lavoro dei sogni sotto la voce varie ed eventuali. lorenzodesantis@cheekymag.it

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