La comprensione e il no sense social sul Giorno della Memoria

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario – Primo Levi

Ci sono cose che non si possono imparare leggendole sui libri. Il motivo è semplice: per conoscere, il primo passo non è capire, ma trovare l’interesse. Il problema è che l’interesse non si trova, viene spontaneo.

Cosa spinge una persona ad aprire un articolo dopo aver letto il titolo? Cosa porta a ingrandire una foto dopo un primo sfuggente sguardo? La curiosità. Che è innata, ma anche istintiva.

Non si vive cercando di essere curiosi, lo si è e basta. Di qualunque cosa, ognuno ha la sua personale curiosità. Può essere la marca di un prodotto beauty visto sulla pelle di una giovane teenager, come l’ultimo libro letto da qualcuno che stimiamo.

Non c’è niente di male nell’avere curiosità frivole, così come non c’è nessun vanto nell’averne di sapienti. Perché essere curiosi è comunque una qualità da preservare. E sapete cosa stimola la curiosità? L’esempio e l’esperienza.

Due concetti che si traducono nell’osservare quello che fanno gli altri e provarlo sulla propria pelle. Il nucleo della comprensione è tutto lì: nell’interesse di vedere come gli altri fanno qualcosa e nel viverlo in prima persona.

Per questo il Giorno della Memoria sembra così lontano da noi eppure spinge la quasi totalità della società a dire qualcosa al riguardo, a ricordare un momento storico che soprattutto alle nuove generazioni non sembra neppure esistito.

Non c’è da stupirsi, studiare è noioso e immaginare torture terribili tanto quanto quelle subite dagli ebrei, sembra solo uno dei tanti film horror che la filmografia ci propone. Eppure è realtà, una realtà tanto incomprensibile da spingere a gettare un occhio ai vari post social sulla questione, senza approfondirla.

È qui che torna in gioco il primo punto della comprensione: l’interesse. I fatti della Shoah sono interessanti e per questo meritano di essere compresi, per davvero.

Nessuno qui si prenderà l’immeritato diritto di spiegare cosa accadde nel periodo storico più buio della coscienza umana, perché nessuno qui, l’ha vissuto sulla propria pelle e sarebbe perciò in grado di alimentare tanto quanto necessario, la curiosità di chi distrattamente guarda il calendario e pensa: “ah ancora si parla di Hitler e degli ebrei?”

Però si può dare un consiglio, che in questo caso incarna il primo sopracitato concetto di esempio: leggete Dimmi chi sono di Julia Navarro e guardate Jojo Rabbit, a tempo perso.

Il libro e il film, sono due modi alternativi e leggeri ma validissimi per raggiungere il secondo punto che porta alla comprensione: l’esperienza. Vivere gli orrori delle persecuzioni e delle indicibili torture subite da uomini, donne e bambini di quel tempo, fortunatamente non tocca a noi, ma leggere le pagine della Navarro e vedere il capolavoro di Waititi ci aiuterà a sentirci lì, in quei campi dove il demonio aveva occhi e sembianze umane.

Jojo Rabbit

giorno della memoria

Lascia che tutto ti accada. Bellezza e terrore. Vai avanti così. Nessuna sensazione è definitiva.

L’impeccabile regia di Taika Waititi è una commedia satirica che racconta una favola nera ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale e di come l’orrore influisse sulla vita dei più piccoli. Jojo “Rabbit” è solo un ragazzino, ma ha un amico immaginario che la dice lunga sulla visione distorta che ha del mondo che abita: Adolf Hitler.

Dovrà fare i conti con la vita e se stesso quando scoprirà che la madre (una straordinaria Scarlett Johansson), sta nascondendo un giovane ragazza ebrea nella loro soffitta. Dovete vederlo, perché le parole non sono abbastanza per descrivere una pellicola che vi sorprenderà a piangere lacrime dolci, ridendo.

Dimmi chi sono

Un titolo affascinante per la storia di una donna controversa, che la guerra l’ha vissuta in prima persona e la racconta in modo assolutamente completo. Un viaggio tra gli orrori del Nazismo, ma anche di quelli del Comunismo, per non far ingiustizia alcuna. Un tomo impegnativo di quasi 1000 pagine, da cui però sarà difficile staccarsi. Leggetelo, perché dopo l’ultima riga dell’ultima pagina, vi sentirete più ricchi dentro.

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