Copertine d’autore: quando la storia non la fanno solo gli album

Copertine cd: quante volte vi è capitato di girare in un negozio di dischi, setacciare l’intera collezione e comprarne uno che non si conosce solo per la copertina?

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In realtà non succede a tutti, se non ai collezionisti e agli appassionati più accaniti. Nonostante ci siano molte eccezioni, nella storia della musica le cover degli album rappresentano la facciata principale dell’opera d’arte contenuta in esso, quasi sempre per esprimere in un’immagine il concept dell’album. Un aspetto, quindi, da non sottovalutare. Soprattutto se, come in alcuni casi, a crearle è un vero artista.

Oggi vogliamo ricordarne alcune che sono passate alla storia, in un modo o nell’altro. Iniziamo dalla copertina che venne definita “la fotografia rock di tutti i tempi”: “London Calling” dei Clash. La fotografa della band, Pennie Smith, immortalò il bassista Paul Simonon nell’atto di distruggere il suo Fender Precision Bass sul palco del Palladium di New York il 21 settembre 1979. La foto racchiuse l’essenza e lo spirito della band e del rock tanto da sceglierla come copertina di uno degli album più importanti del movimento punk inglese e non solo.

Con la copertina di “Aladdin Insane” di David Bowie, il fotografo inglese Brian Duffy immortalò il Duca Bianco nella sua fase glam rendendolo una delle immagini più iconiche della storia della pop art. Duffy, con il suo lavoro su Bowie durato otto anni, tracciò in 5 sessioni fotografiche l’evoluzione dell’artista camaleontico che ha fatto della sua stessa esistenza un’opera d’arte.

Come non ricordare poi la copertina illustrata da Andy Warhol per il disco “The Velvet Underground & Nico” anche chiamato “Banana album”. In origine la cover non riportava alcuna indicazione del nome della band e dell’etichetta discografica, bensì solo la firma dell’artista. Le prime copie distribuite riportavano un adesivo “sbuccia lentamente e vedi” che celava una banana rosa shocking.

Vogliamo poi citare gli Iron Maiden, una band che ha fatto delle sue copertine una caratteristica riconoscibilissima grazie alla loro mascotte Eddie. Questo personaggio, a metà tra uno zombie e un teschio, venne ideato da David Brown e data a Dave Beazley, creatore degli effetti scenici dei Maiden, e comparirà per la prima volta sulla cover dell’album omonimo della band del 1981 e sarà presente in ogni copertina della metal band britannica.
STORM THORGERSON

Sembrerà scontato, ma in una lista di cover storiche di album altrettanto storici non può mancare il capolavoro dei Pink Floyd “The Dark Side of the Moon”. La cover rappresenta la diversità e la pulizia del suono della musica. Il prisma raffigurato è carico di concetti cari alla band (speriamo non massonici) e rappresenta la consapevolezza acquisita dall’uomo mentre il raggio di luce è la vita.

Dietro al concept della copertina c’è il lavoro dell’agenzia grafica e fotografica Hipgnosis e del loro grande artista e designer Storm Thorgerson, sicuramente uno dei più acclamati di tutti i tempi, il quale partecipò alla realizzazione di un’altra decina di album solo per la band Pink Floyd. Inoltre lavorò con la sua agenzia alle cover di “Houses of the Holy”, “Presence” e “In Through the Out Door” dei Led Zeppelin e alla versione mondiale del disco “Dirty Deeds Done Dirty Cheap” degli AC/DC, mentre da solo fece la maggior parte delle sue opere, lavorando ad esempio alle copertine del primo album degli Audioslave, di “Bury the Hatchet” e “Wake up and smell the coffee” di The Cranberries, “Absolution” e “Black Holes and Revelatons” dei Muse, “De-Loused in the Comatorium” e “Francis the Mute” dei Mars Volta, e molti altri.

LE CENSURATE
Ce ne sono poi molte che fecero scandalo nell’opinione pubblica, tanto da essere censurate. Ad esempio, nel 1975 “Wish you were here” dei Pink Floyd uscì con due uomini di affari che si stringono la mano mentre uno dei due va a fuoco, a rappresentare i sentimenti che le persone nascondono per paura di rimanere “scottate”. Per l’epoca però venne definita “violenta”, così fu sostituita con una rappresentante due mani robotiche che si stringono. Come violenta e splatter fu definita la “Butcher cover” di “Yesterday and Today” dei Beatles dove i quattro avevano camici da macellaio intrisi di sangue con in mano bambolotti fatti a pezzi.

La Capital Records ritirò dal mercato le copie facendo applicare una seconda cover direttamente su quella bannata. Le rare copie con la “Butcher cover” (copertina del macellaio) ancora in circolazione hanno raggiunto cifre astronomiche nel mercato dei collezionisti. Continuò a fare scalpore uno dei quattro di Liverpool, John Lennon, insieme a sua moglie Yoko Ono. Infatti la copertina di “Two Virgin” è un autoscatto (forse il primo selfie della storia) dei due cognugi completamente nudi. L’artwork fu ritenuto inaccettabile e vennero ritirate più di 30000 copie dal mercato.

Nevermind dei Nirvana, album grazie al quale il power-trio di Seattle venne travolto da un successo mondiale, ha una di quelle cover riconoscibilissime, che almeno una volta ognuno di noi ha visto almeno in tv o sotto forma di spilletta sullo zaino di quel tuo amico rocker di scuola. Ma nell’anno della sua uscita, il 1991, fece arrabbiare (e non poco) l’opinione pubblica e le grandi catene di negozi. Evidentemente venticinque anni fa anche un bambino nudo sott’acqua che insegue una banconota attaccata ad un amo, ovviamente con tanto di genitali penzolanti, faceva scandalo, tanto che la casa discografica dovette rimediare aggiungendo uno sticker “proprio lì” che enunciava alcuni brani contenuti. “Chi poteva sentirsi offeso dall’immagine del pene di un neonato probabilmente doveva essere un pedofilo represso” sosteneva il leader della band Kurt Cobain.

CHEEKY CONSIGLIA
Nessuno ancora le cita, ma secondo noi sono copertine indimenticabili di album che ormai hanno scritto la storia della musica. L’album OK Computer dei Radiohead non solo è stato considerato uno dei migliori degli anni 90 e della storia, ma è stato da poco inserito dalla Biblioteca del Congresso nel National Recording Registry perché “culturalmente, storicamente ed esteticamente significativo”, esprimendo il cambio di rotta dell’umanità con l’uscita dei PC e con la tecnologia che si instaurava nelle case delle persone comuni. La sua copertina è stata creata con un computer con tablet e light pen. La regola era una sola: non si può cancellare niente…

I Rage Against the Machine sono i pionieri del rap metal da sempre icone del movimento anti-sistema, noti per i loro testi espliciti e di sinistra. Si presentarono al mondo con il loro primo album omonimo, con una copertina non certo leggera: mostra infatti la scioccante auto-immolazione di Thick Quang Duc a Saigon, un monaco buddista che si uccise nel 1963 per protestare contro la persecuzione religiosa del regime vietnamita.

Ultimo ma non meno importante, citiamo Appetite for Destruction dei Guns’n’Roses. Uno degli album che ha venduto di più nella storia del rock non poteva avere che una storia dietro la sua copertina. Infatti uscì nel 1987 ma fu presto ritirato poiché raffigurava un quadro di Robert Williams censurato (intitolato come l’album); esso raffigurava un mostro volante che difende una ragazza svenuta, con camicetta strappata e mutande abbassate, da un robot che intende stuprarla. Il pittore inoltre affermò che la band non aveva pagato il quadro violando quindi il copyright. Il disco fu rimesso in commercio con una nuova copertina, sulla quale è raffigurato un famoso tatuaggio di Axl Rose, rappresentante le teste dei componenti della band come teschi incastonati su una croce.

L’idea di sostituire le buste monocromatiche che contenevano gli album con delle confezioni stampate con rappresentazioni grafiche multicolore che si adattavano alla musica che esse contenevano, fu di Alex Steinweiss nel 1938. Questa intuizione non convinse i capi della Columbia per via dei costi aggiuntivi, ma presto gli album con le copertine da lui disegnate divennero dei bestseller.

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Copertine d’autore: quando la storia non la fanno solo gli album ultima modifica: 2016-06-06T17:54:55+00:00 da Eddy Dodero
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Classe 1987. Cantante e chitarrista della band X-Aphrodite, diplomando in canto moderno certificato Rockschool UK presso l'accademia Sonus Factory di Roma. Entra nella redazione di Cheeky Magazine nel 2016 come giornalista musicale. eddydodero@cheekymag.it

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