Beautiful Boy

Prima di tutto è doverosa una premessa: la rubrica Visioni d’Essai nasce per un’esigenza: ritrovare se stessi. Sembra una di quelle frasi d’effetto che si piazza bene su tutto, ma in realtà ha un suo perché. Il fatto è che davanti alla tv si cerca un momento di pace, in grado di spegnere i rumori e cancellare la stanchezza di una giornata pesante. Per questo i programmi spazzatura funzionano tanto, non c’è solo un esercito di lobotomizzati a guardarli, ma anche chi il cervello ce l’ha e pure ben funzionante. Il giovedì d’essai è l’antidoto, quello che Paolo Bonolis, emblema dell’antitesi trash-intelligenza, metterebbe in sfida con la frivolezza in una puntata di Ciao Darwin.

Quindi stasera che si guarda? Ah è giovedì, allora filmone!

La lista di pellicole che vale la pena guardare è ricchissima. Tra i titoli migliori c’è Beautiful Boy, di Felix Van Groeningen. Nel cast il veterano Steve Carell e un talentuoso Timothée Chalamet, nei panni di padre e figlio.

Sinossi

Nicolas Sheff è un gran bravo ragazzo, appena diciottenne si distingue a scuola per la bravura, scrive per il giornale dell’istituto, è un attore provetto e anche uno sportivo. Un buco nero di qualità tra cui un notevole amore per tutto ciò che è arte e per la lettura. A fregarlo è la sua profonda sensibilità, che insieme alla curiosità lo spinge dall’età di 12 anni a provare ogni droga. Che alla fine lo trascina in un baratro dove tutto sembra dorato fino alla dose successiva. Nick è un figlio tossico dipendente, che ha bisogno di aiuto e che trova in suo padre quella disperata ancora di salvezza chiamata amore.

Recensione

Beautiful Boy è una storia onesta e spietata di una padre che lotta insieme al figlio contro il demone della tossicodipendenza. Un concentrato di stati d’animo, sensazioni, assenze, rabbia e felicità con un epilogo forse scontato, ma a chi piacciono i film senza lieto fine. C’è di più: la pellicola è basata sull’omonimo bestseller del giornalista David Sheff (Beautiful boy) e sull’autobiografia di suo figlio Nic (Tweak: Growing Up on Methamphetamines), da cui il registra ha tratto una storia che valeva la pena raccontare. Per chi ama la carta più della celluloide può leggere i libri, ugualmente intensi e meritevoli.

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